Il cantiere del fossile si allarga rapidamente, ma cresce anche la mobilitazione per la giustizia climatica e la salvaguardia del pianeta

In questa incandescente estate che ha visto in tutto il Paese e nel Mondo una miriade di disastri ambientali di ogni tipo, a Ravenna si sono avviati – con velocità degna di miglior causa – , i cantieri dei lavori propedeutici all’arrivo del rigassificatore BW Singapore che vedremo spuntare all’orizzonte fra meno di un anno. In numerosi punti del territorio sono comparsi variopinti cartelli che segnalano, con il pittoresco nome di “punto d’incontro”, i luoghi strategici del lungo gasdotto che collegherà il rigassificatore galleggiante alla rete nazionale del gas. In tutto, oltre quaranta chilometri di tubi, tra terra (32 km), a mare (8,5) e altri (1,9 km) fra il pozzo di spinta e il punto di incontro n°1.

I lavori saranno ciclopici, con un pesante impatto sul paesaggio, sull’ecosistema marino e sul clima, se pensiamo anche alle perdite in atmosfera del metano, che sempre si associano ai metanodotti. Nell’area ex Sarom di Punta Marina, zona militare invalicabile, è stata già posizionata la grande trivella per il pozzo di spinta del microtunnel, che perforerà la spiaggia in verticale e poi orizzontale, passando sotto gli ignari bagnanti. A terra le condutture del gas passeranno sotto la pineta di Punta Marina, in area protetta. Anche se non dovessero danneggiare neppure un albero o radice, come promesso da Snam, la variazione di temperatura, provocata dal gas freddo, potrebbe alterare il delicato equilibrio del sottosuolo.

L’impianto di correzione dell’indice Wobbe, che avrà il compito di miscelare il gas all’azoto, sarà un ulteriore impianto a rischio, a poca distanza dal petrolchimico che conta decine e decine di impianti a rischio di incidenti rilevanti, in un’autentica polveriera. Per non parlare della vicinanza di abitazioni soggette a forme di inquinamento e anche di odori e rumori, per mitigare i quali è prevista la piantumazione di alberi (che per altro inizieranno ad avere efficacia solo dopo molti anni) a circondare il perimetro dell’impianto.

Ricordiamo inoltre che le più importanti aziende che operano alla costruzione del metanodotto di Ravenna (Saipem, Max Streicher), hanno lavorato anche alla Tap in Salento: ed è proprio qui che durante i lavori del Pozzo di Spinta a San Basilio, sono state contaminate le falde con cromo esavalente (additivo normalmente usato durante gli scavi del pozzo di spinta), mentre durante gli scavi a Brindisi una falda è stata intercettata e prosciugata, lasciando a secco un quartiere, problemi che continuano tuttora. La Tap, ricordiamolo, è sotto processo per inquinamento ambientale.

Chi ci dice che non capiteranno inquinamenti simili a quelli avvenuti nel Salento? Alla devastazione del metanodotto si aggiunge quella del rigassificatore, che sverserà in mare acqua fredda e clorata in mare. Saranno inoltre dragati i fondali e costruita un’imponente diga a protezione della FSRU, con un pontile in calcestruzzo per agganciare la nave. Quanto altro cemento nel nostro mare? Senza parlare delle metaniere che faranno andirivieni davanti alla costa di Ravenna. E chi ci garantisce che tutto questo impatto non colpirà anche le acque che alimentano e fanno vivere le Terme ?

Tutto questo a fronte di nessun contributo all’economia delle famiglie, dal momento che la filiera del gas naturale liquefatto è costosissima e non avvicina per nulla quell’autonomia energetica tanto sbandierata. il consumo del gas sta inoltre costantemente diminuendo da alcuni anni, e quindi gli ingenti investimenti in nuove strutture metanifere (rigassificatori, gasdotti, trivellazioni, i depositi di GNL ed altro ancora) sono totalmente ingiustificati.

Le aziende e le competenze che si occupano dell’energia devono essere trasferite dall’ ambito del profitto a quello dei beni comuni, e deve essere varato al più presto un grande piano per una produzione energetica decentrata, diffusa, controllata democraticamente e governata anche dal basso, basata sul passaggio irreversibile al sistema delle rinnovabili e in particolare delle comunità energetiche, rinnovabili e solidali. In questo senso la moratoria sui nuovi investimenti e i nuovi progetti fossili è un primo passo indispensabile.

Mentre fervono i preparativi a Ravenna per accogliere il vertice OMC Med Energy Conference and Exhibition, tradizionale kermesse dei massimi esponenti del mondo dell’estrattivismo oil&gas, anche noi ci stiamo preparando: saremo nelle strade e nelle sale della città per manifestare contro la deriva fossile, e costruire occasioni di mobilitazione, studio, approfondimento e discussione. Bisogna invertire la rotta e iniziare a costruire il futuro senza fossili.

Coordinamento ravennate “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

 

 

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